Il branding non è un vestito. È una direzione.
In più di 25 anni di lavoro ne ho viste di tutti i colori. Il cliente con un’identità visiva che non funziona e la tiene così com’è, perché solo l’idea di dover cambiare insegne, stampati e sito gli provoca un’orticaria nervosa. Quello tormentato, con un’identità a puzzle, ogni pezzo disegnato da una persona diversa. E poi c’è lui: il grande classico. Il logo fatto dal nipote, “che è tanto bravo a disegnare”.
Chi può biasimarli? Con la grafica non si salva il mondo, certo, ancor meno con la confusione e il disordine.