Dove finisce il gusto del cliente e dove inizia la responsabilità del creativo?
È abbastanza comune che durante lo sviluppo di un progetto, soprattutto quando sono coinvolte diverse figure e aziende, si vada incontro a qualche contrasto. Persone diverse per carattere, età, formazione e ruolo vedono inevitabilmente le cose in modo diverso.
Credo che questo accada in tutti i settori. Quello pubblicitario, però, è spesso invaso da una sorta di convinzione sistematica: che la percezione del mondo, individuale e soggettiva per definizione, sia una realtà empirica e che il ruolo del creativo sia semplicemente quello di mettere in bella le “ideone geniali” del cliente.
Su queste fondamenta spesso pericolanti dobbiamo costruire un progetto solido, cercando di risolvere più criticità possibili al grido di: “…vabbè, poi sei tu il grafico.”
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