L’AI non è obbligatoria, ma è una possibilità per tutti
Un altro piccolo esperimento che mi sono divertito a fare: simulare un servizio fotografico di moda, facendo riprodurre alla AI uno stile di fotografia, la pellicola, la luce, e scegliere ogni elemento nella scena, dalla modella al paesaggio. Nei diversi confronti con colleghi e amici molti hanno commentato comprensibilmente preoccupati, per tantissimi le AI Generative sono la fine dell’artigianalità.
Ma l’intelligenza artificiale non è un passaggio obbligato.
Chi lo desidera — e ha i mezzi per farlo — può ancora scegliere di creare tutto “a mano”. Progettare, disegnare, costruire, fotografare, impaginare… c’è ancora spazio per l’artigianato, per la lentezza, per il gesto umano che dà forma a un’idea con strumenti reali, come la fotografia non ha sostituito la pittura e la tv non ha sostituito il teatro.
Le AI generative hanno aperto una porta enorme: quella dell’accesso. Hanno permesso a chi ha tanto da dire, ma pochi mezzi per farlo, di raccontare la propria storia. Di visualizzare un pensiero, una sensazione, un’idea che prima sarebbe rimasta solo nella testa.
Non è solo una questione di tecnologia, ma di democratizzazione della creatività.
Oggi non servono grandi budget per fare una copertina, una campagna visiva, un prototipo di prodotto. Serve un’idea, una direzione, una sensibilità. Le macchine traducono, ma non inventano.
E allora forse la vera domanda non è se l’AI sia giusta o sbagliata, ma per chi può essere utile.
Per alcuni resterà solo uno strumento, per altri un’occasione. In entrambi i casi, il valore continuerà a stare dove è sempre stato: nella mente di chi sa vedere prima ancora di creare.
Serie Completa di immagini
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